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A dieci anni dalla nascita del loro fortunatissimo blog Mammadimerda, le autrici comiche e attiviste femministe Sarah Malnerich e Francesca Fiore girano l’Italia con un nuovo progetto dedicato alle donne che, come loro, non inseguono più la perfezione. Il nome stesso dell’evento, “Non farcela party”, rimanda a uno dei pilastri della loro filosofia di vita, il “merdismo”, che celebra l’inadeguatezza delle nostre vite raccontando con dissacrante ironia i numerosi fallimenti della maternità.
Un rito catartico collettivo
Il Non farcela party è uno di questi. Nato per esigenza personale, essendo entrambe “donne che hanno sempre avuto una vita e nel mezzo di questa vita hanno scelto di diventare madri”, questo evento è frizzante e gioioso come una festa tra amiche ma potente come un rito catartico collettivo. “Abbiamo voluto rivendicare uno spazio di puro divertimento anche per noi, finora inesistente”, precisano. “In Italia, infatti, il clubbing è generalmente pensato per fasce d’età diverse dalla nostra: le serate cominciano molto tardi, in orari inadeguati al tipo di vita che conduciamo e alle risorse fisiche disponibili, perché non ce la fai più a fare quella roba lì, dobbiamo dirlo, e i tempi di recupero sono più lunghi, ma non volevamo rinunciare del tutto a divertirci. Così abbiamo creato un evento su misura per noi, con orari compatibili, con la musica che amiamo, con riferimenti a un immaginario che ci corrisponde e, soprattutto, uno spazio sicuro, privo di giudizio e al riparo dal male gaze, che ci fa sentire delle prede in uno stato di allerta costante”.
Ma il Non farcela party non è rivolto solo alle madri, ci tengono a precisare, e attira sempre più ragazze giovani, felici di potersi divertire con le amiche e bere anche un drink in più senza temere che possa accadere loro qualcosa di male. “Ci accorgiamo della loro presenza perché i brani delle playlist sono selezionati dalle partecipanti e cominciano a comparire anche musicisti amati dalle nuove generazioni”. Si inizia presto e si finisce alle 23,30, per andarci c’è un comodo sistema di passaggi organizzato tramite Whatsapp e nessun dress code. “Vieni come stai”, suggeriscono Malnerich e Fiore. “Forse noi ci mettiamo direttamente il pigiama per fare prima!”.
Il Non farcela party non è rivolto solo alle madri, ci tengono a precisare, e attira sempre più ragazze giovani, felici di potersi divertire con le amiche e bere anche un drink in più senza temere che possa accadere loro qualcosa di male.
Riappropriarsi del diritto di divertirsi
In effetti i loro raduni stanno restituendo alle donne un contesto, quello notturno, solitamente percepito come pericoloso, ed era esattamente ciò di cui molte avevano bisogno. “Appena ho scoperto di essere incinta, quasi sette anni fa, la mia vita è entrata in modalità stand by”, racconta a Medfeminiswiya Daniela, 45 anni, madre di una bimba di 6. “Niente più cene con le amiche, niente più concerti o serate in discoteca: la maternità ha coinciso con un periodo di semi clausura, tra incombenze familiari di vario tipo e sensi di colpa che mi torturano anche se vado dall’osteopata”. È stata un’amica dell’università a invitarla al Non farcela party dello scorso ottobre al Monk, uno storico locale romano. “Anche lei è una madre sopraffatta dalla vita famigliare ed erano anni che non riuscivamo a organizzarci nemmeno per mangiare una pizza da sole. Inizialmente ero piuttosto reticente: tendo a impigrirmi e non amo uscire con il buio. Invece, è stata una delle serate più liberatorie della mia vita. Abbiamo fatto il karaoke, ballato, riso, pianto, empatizzato con perfette sconosciute animate dal comune desiderio di divertirci senza pensare a nulla, almeno per un po’”.
L’evento ha avuto un enorme successo anche in numerose altre città italiane raggiungendo picchi di 1400 presenze e sono già in programma nuove date estive e invernali. “Se tornerà a Roma ci andrò sicuramente coinvolgendo altre amiche e colleghe”, conclude Daniela.
Una community in espansione
Ma al di là dei numeri, comunque sorprendenti, sono forse i feedback ricevuti dalle partecipanti l’aspetto più emozionante. “Alle nostre feste le donne salgono sul palco, si scatenano, escono devastate: non hanno più voce perché hanno cantato a squarciagola, hanno tutti i legamenti doloranti, i pavimenti pelvici saltano. È un momento veramente catartico”, raccontano entusiaste le organizzatrici. “Molte si rendono conto della condizione in cui viviamo abitualmente, cioè in uno spazio permeato da regole che non sono fatte per noi, di comportamento e regimentazione. Qualche settimana fa una ragazza, dopo esser salita sul palco a ballare due o tre volte, sempre più scatenata, si è avvicinata e ci ha detto: per una vita ho pensato di avere problemi con le persone. Stasera ho capito che avevo problemi con lo sguardo maschile.
Pur non essendo nata con un intento politico, precisano le attiviste, l’iniziativa ha suscitato violente reazioni di uomini che le attaccano sui social. “Questa è solo la conferma che stiamo andando nella direzione giusta”, commentano.
La maggior parte di loro non è abituata a uscire la sera: noi forniamo a tutte una scusa per riappropriarsi di spazi di piacere che per troppo tempo hanno rimandato dedicandosi solo all’accudimento dei figli. Sappiamo benissimo, del resto, che quando diventiamo madri anche andare a lavorare ci fa sentire in colpa ma abbiamo un disperato bisogno di divertirci, perché mica abbiamo smesso di essere delle persone e non possiamo certo sacrificare tutto per il benessere di qualcun altro, anche se si tratta dei nostri bambini. Insomma, se dobbiamo essere stanche, almeno sia per aver cantato e ballato !”.
Pur non essendo nata con un intento politico, precisano le attiviste, l’iniziativa ha suscitato violente reazioni di uomini che le attaccano sui social. “Questa è solo la conferma che stiamo andando nella direzione giusta”, commentano. “Perché se ti sembra strano o se ritieni che le donne debbano chiederti il permesso per uscire e divertirsi e tu per rimetterle al loro posto provi a schiacciarle e sminuirle, stai agendo una forma di controllo. Ci piace pensare ai femminismi come a una staffetta, in cui ognuna da il proprio contributo. Questo è il nostro”.






