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Francesca Fiore e Sarah Malnerich sono due mamme imperfette come molte altre che con dissacrante ironia, brillante sarcasmo e lucido senso critico dal 2016 raccontano le grandi sfide della maternità, una condizione ancora fortemente mitizzata che nasconde inquietanti lati in ombra. Il loro blog dal nome piuttosto esplicativo, Mammadimerda, è seguito da circa 200mila persone ed è diventato uno dei principali spazi di discussione sul tema in Italia: la pagina Facebook conta più di 130mila iscritt* e il profilo Instagram supera i/le180mila followers.
Grazie a loro, moltissime lettrici hanno trovato un luogo di confronto e conforto dove poter condividere difficoltà, frustrazioni e fallimenti del loro esser madri. Alcune scrivono nei commenti dei problemi che incontrano nell’educare i propri figli o nel conciliare la vita professionale e gli impegni famigliari, altre denunciano la violenza ostetrica subita durante il parto, altre ancora raccontano di quel doloroso isolamento dopo la nascita che in alcuni casi sfocia in una vera e propria patologia depressiva1. In questa community si sentono finalmente comprese e mai giudicate per i loro errori “più inconfessabili”, che si rivelano peraltro estremamente comuni, e, soprattutto, non sono più sole.

Credits: Virginia Bettoja
“Francesca Fiore e Sarah Malnerich sono due mamme imperfette come molte altre che con dissacrante ironia, brillante sarcasmo e lucido senso critico dal 2016 raccontano le grandi sfide della maternità, una condizione ancora fortemente mitizzata che nasconde inquietanti lati in ombra. Il loro blog dal nome piuttosto esplicativo, Mammadimerda, è seguito da circa 200mila persone ed è diventato uno dei principali spazi di discussione sul tema in Italia: la pagina Facebook
conta più di 130mila iscritt* e il profilo Instagram supera i/le180mila followers.
Grazie a loro, moltissime lettrici hanno trovato un luogo di confronto e conforto dove poter condividere difficoltà, frustrazioni e fallimenti del loro esser madri. Alcune scrivono nei commenti dei problemi che incontrano nell’educare i propri figli o nel conciliare la vita professionale e gli impegni famigliari, altre denunciano la violenza ostetrica subita durante il parto, altre ancora raccontano di quel doloroso isolamento dopo la nascita che in alcuni casi sfocia in una vera e propria patologia depressiva1. In questa community si sentono finalmente comprese e mai
giudicate per i loro errori “più inconfessabili”, che si rivelano peraltro estremamente comuni, e, soprattutto, non sono più sole.
“Questo blog non è politicamente corretto, non produce cultura, non fa informazione”, leggiamo nella home page. “Se l’iconografia della Mammabene ti sta stretta e pensi ci sia bisogno di un modo diverso di raccontare la maternità, stai qui”. La loro filosofia, il Merdismo, sostiene infatti che fare le cose male sia assolutamente normale ed è pericoloso e controproducente cercare di aderire a tutti i costi al modello dominante che idealizza le madri che si sacrificano per i propri figli al punto da snaturarsi pur di risultare “perfette”. Smontando l’immagine retorica della chioccia accudente, infallibile e iperperformante, capace di tenere tutto sotto controllo, le due autrici ribadiscono, inoltre, come il tema della maternità sia centrale quando si discute di femminismo e parità di genere in un sistema patriarcale che da secoli riconosce alle donne quell’unica funzione.
Trafelata, perennemente in ritardo e travolta dagli eventi della vita, la Mammadimerda d.o.c. trascorre le giornate a “disorganizzare” attività lavorative, gestisce pessimamente la vita famigliare e impreca come un’aquila contro i propri figli già alle 7 di mattina: è il suo “Saluto al Sole”. Usare la sedia ai piedi del letto come guardaroba per lei è la norma, come attendere a fine giornata la morte sul divano struccandosi con il cuscino, nutrirsi di surgelati e idratarsi solo con l’alcol, dimenticando gran parte degli appuntamenti in programma. Nel marasma quotidiano che la contraddistingue, l’unica regola è l’assenza di regole (e, se anche ci fossero, precisano le autrici, ha perso il foglio sul quale se le era appuntate), l’unica costante è il senso di colpa, l’unica certezza è di non farcela. Eppure, il dono più importante che può fare a sé stessa è accettare di essere esattamente come è: disorganizzata, procrastinatrice, approssimativa, imperfetta, rivendicando il diritto di esserlo con onestà e fierezza, consapevole di non essere sola. È questo, in fondo, il segreto per vivere felici: abbassare le aspettative e accogliere la propria inadeguatezza.
Ma non solo è fondamentale condividere le proprie difficoltà, spiegano le blogger, occorre anche diffidare delle apparenze delle mammebene. “Fingere che con i figli ci sia solo estasi non rende un bel servizio alle donne che senza l’altra parte di narrazione si sentono sole e sbagliate”, hanno commentato in una recente intervista.

“Non per tirarcela, ma la nostra è una missione ecumenica”, precisano in un post. “L’inadeguatezza è quella roba che ti regalano appena partorisci insieme ai fiori, al panino al salame che hai chiesto e al senso di colpa. Quella roba che ti porti a casa dentro all’ovetto ti sembra un neonato, in realtà è senso di inadeguatezza a forma di bambino. E non ti abbandona più. Quelle veramente serie, le merdiste vere, il senso di inadeguatezza se lo portano dietro dalla nascita e lo applicano a tutti i campi, avvinghiato stretto stretto alla sindrome dell’impostore. È qui che l’autoironia viene a salvarti. Insieme a un goccetto di vodka”.