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Immagine Freepik.
Tutto comincia con un invito o una richiesta di amicizia da profili social o di dating app di persone di bell’aspetto che, dopo qualche messaggio dal tono intimo e confidenziale, convincono le vittime a inviare foto “esplicite” o a effettuare videochiamate erotiche. Una volta ottenuto il materiale compromettente, parte il tentativo di ricatto.
Il fenomeno, noto come sextortion, dall’inglese sex, sesso, ed extortion, estorsione, in Italia sta raggiungendo proporzioni preoccupanti. Il report di Permesso Negato, un’organizzazione no-profit che supporta le vittime di condivisione non consensuale di materiale intimo, sottolinea che, sebbene il bersaglio principale degli abusi sessuali in rete siano le donne, dei 1086 casi documentati tra il 2020 e il 2024, il 90% riguarda gli uomini.
Si tratta di maschi adulti tra i 18 e i 75 anni, con posizioni economiche stabili e appartenenti a contesti sociali, economici, culturali e geografici molto diversificati. Sono italiani e stranieri di vari orientamenti sessuali, single, conviventi, sposati o con relazioni complicate. Un elemento, però, li accomuna tutti: la reticenza a chiedere aiuto per vergogna o per paura di essere giudicati. L’arma usata dagli estorsori, infatti, non è solo tecnologica, ma anche, e forse soprattutto, psicologica, con effetti potenzialmente devastanti. “Il 51% delle persone colpite pensa al suicidio come prima reazione”, spiega Matteo Flora, il presidente di Permesso Negato, che riconduce l’enorme diffusione di questo fenomeno a tre fattori essenziali: basso costo, basso rischio e alti guadagni. In quattro anni, infatti, i casi in Italia sono quadruplicati e almeno 133 persone hanno versato tramite PayPal, MoneyGram e Western Union oltre 45mila euro, a fronte di più di 390mila euro di richieste complessive.
L’oggettivazione sessuale delle donne
Mentre agli utenti viene chiesto denaro per salvare la propria reputazione sul web, alle utenti è quasi sempre intimato l’invio di ulteriori contenuti intimi. Questa fondamentale differenza equipara, di fatto, il corpo femminile a una forma di transazione economica confermando il sessismo strutturale della nostra società.
Inoltre, per adescare gli uomini i cybercriminali usano falsi profili di ragazze estremamente attraenti con foto in pose provocanti. L’esposizione strumentale a fini manipolatori dei loro corpi iper sessualizzati contribuisce a diffondere e a rafforzare l’immagine distorta e stereotipata della donna-oggetto a uso e consumo dell’eccitazione maschile.
Aumentano le vittime under 18
La crescente digitalizzazione delle relazioni affettive tra adolescenti sta aumentando a dismisura i rischi di abusi in rete per le giovani generazioni e per tutelarle la Polizia Postale ha dato precise indicazioni: non pagare mai le somme richieste, raccogliere le prove delle minacce subite e segnalarle immediatamente alle autorità competenti. Molte vittime preferirebbero, tuttavia, non confidare l’accaduto ai propri genitori, pertanto la Polizia Postale ha invitato questi ultimi a non giudicare il comportamento dei figli offrendo loro il massimo supporto per affrontare la vicenda mitigandone le conseguenze psicologiche, sia a breve termine, come ansia intensa, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, sia a lungo termine, come il Disturbo da Stress Post-Traumatico.
Alcuni strumenti di prevenzione
Tra aprile e giugno 2025 Meta, il gigante tecnologico statunitense che gestisce Facebook, Instagram e WhatsApp, ha rimosso dalle proprie piattaforme 9,6 milioni di video e foto di atti sessuali di adulti e contenuti di nudità. Il 96,4% del materiale era stato individuato dall’intelligenza artificiale prima ancora che le persone ritratte si accorgessero che fosse online.
L’azienda ha, inoltre, dichiarato di voler attuare strategie mirate per proteggere le/gli utenti minorenni: in alcuni paesi sarà introdotta in fase di test una nuova funzione nei messaggi diretti di Instagram che sfocherà le immagini di nudo: il servizio verrà inserito di default nei profili under 18 e agli altri sarà inoltrata una notifica per poterlo attivare. I dati raccolti finora hanno dimostrato che nel 99% dei casi la funzione resta attiva e più del 40% delle immagini sfocate non viene aperto.
Instagram ha anche bloccato gli screenshot dei contenuti inviati in modalità temporanea per impedirne l’acquisizione e la diffusione senza consenso, ma spesso gli adescatori usano Telegram, una piattaforma di messaggistica istantanea non regolamentata per contrastare la condivisione indiscriminata di materiale intimo.
I siti StopNCII, per utenti adulti, Take it Down, per under 18, consentono in modo rapido e gratuito di trasformare le proprie immagini in codici unici che ne consentono il riconoscimento in rete bloccandone la diffusione.
Un quadro normativo frammentato
Per arginare la proliferazione dei reati sessuali digitali sarebbero necessari adeguamenti normativi costanti e tempestivi. La legge n.69/2019 (“Codice Rosso”) ha introdotto l’articolo 612-ter del codice penale italiano che prevede la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro per chi diffonde immagini intime senza consenso. Tuttavia, la sextortion ancora non costituisce un reato autonomo ed è perseguita secondo le norme relative all’estorsione, alla diffusione illecita di materiale intimo e alla violazione della privacy.
“Cosa è necessario”, ha commentato su LinkedIn Cathy La Torre, avvocata e attivista esperta di violenza di genere e diritti umani. “Educazione digitale fin da adolescenti: parlare non solo di rischi, ma di consenso, privacy, confini. Leggi più severe e rapidi processi di tutela: chi estorce deve essere perseguito, ma le vittime devono avere supporto immediato. Tecnologie preventive: filtri, segnalazioni protette, ossia modalità che non costringono la vittima a esporsi ulteriormente. Supporto psicologico e legale gratuito per chi subisce questi abusi. Come avrete capito, la sextortion è una realtà che non possiamo ignorare. Combattere quest’abuso non è un tema di ordine e disciplina: è un tema di civiltà”.

