This post is also available in: Français (French)
Cosa è per te la sessualità? Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile più che di quella femminile? Cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne? Ti senti coinvolto, e come, quando si parla di calo del desiderio? Essere virile: che significa? La pornografia influisce, e come, sulla tua sessualità?
Sono le sei domande, apparentemente semplici, che rivolsi agli uomini dal mio primo blog sul Fatto quotidiano nel 2012. Risposero alla mia mail, come chiedevo nel post, in trecento: le 1800 risposte, tutte di uomini di età tra i 18 e i 70 anni, curiosi di rapportarsi, pur virtualmente, con ‘la femminista’, sono state raccolte in un libro, Uomini che odiano amano le donne - virilità sesso violenza: la parola ai maschi. L’anno successivo l’autore teatrale Ivano Malcotti lo legge: basta una sua telefonata e in poco tempo nasce Manutenzioni-Uomini a nudo, un copione nel quale sono raccolte le risposte più interessanti, profonde e contraddittorie, a comporre il primo progetto italiano di teatro per uomini contro la violenza maschile sulle donne.
Da allora ho girato l’Italia incontrando oltre 500 uomini, che hanno fatto gli attori per una sera, assumendosi la responsabilità di leggere (talvolta imparando a memoria), frasi e flussi di coscienza di altri uomini, quelli che risposero alle domande.
Eccone un esempio: “A volte mi accorgo di vivere in un mondo in cui sembra che il sesso sia la cosa più importante che ci sia. È come avere l’impressione che il sesso sia ovunque: è in rete, è in tv, è in discoteca, è per le strade, è nei cartelloni pubblicitari. E poi devi essere un vero maschione: superdotato, super palestrato, sempre brillante, sempre al 100% e devi aver fatto sesso con molte donne perché altrimenti non vali una mazza. Forse sto divagando! Però il messaggio che mi piacerebbe passare è che il mio desiderio è calato vertiginosamente quando ho avuto la percezione che, per essere normale, dovessi diventare un superman”.
“Ti senti dire, sia da maschi che da femmine: “sì, va beh, ma anche a te piacerebbe farti una ragazzina”. Beh, no. Non sono omosessuale, non sono un monaco e non mi andrebbe di ‘farmi una ragazzina’. Incredibile? Così strano che quel ‘farmi’ mi dia tanto fastidio? Se sì, siamo proprio nella merda ... e temo proprio che sia strano.”
“Ho la voce baritonale, sono virile? Sono grande e grosso, sono virile? Ritengo di avere coraggio nell’affrontare le difficoltà, sono virile? Mi spavento se vengo minacciato, sono meno virile? Alla fine accontentiamoci del senso comune che attribuisce questo aggettivo a quasi tutto quello che attiene al mondo maschile e amen”.
Sono poliziotti, baristi, insegnanti, studenti, pensionati, due sacerdoti, sportivi amatoriali e di professione, sindaci, disoccupati: uomini comuni di 15 regioni e 40 città grandi e piccole, con il contributo e il coinvolgimento di centri antiviolenza, associazioni di donne e miste, sindacati, istituzioni pubbliche locali, che si sono messi in gioco portando in scena parole di riflessione sulla maschilità.
Nel terribile anno del lookdown Manutenzioni-Uomini a nudo ha varcato i confini nazionali, diventando piece on line grazie ad un gruppo di giovani Romeni, che l’hanno tradotta nella loro lingua e realizzata nel web.
Tutti femministi, questi uomini mai visti prima, incontrati e spinti sul palco dopo alcuni incontri di lettura e discussione del copione? Certo che no, anche perché in Italia la parola femminista è carica di valenze negative per le donne che se la assumono figuriamoci per gli uomini, però questo lavoro di relazione di una femminista con uomini che spesso per la prima volta si trovano a fare parte di un gruppo che ragiona sul tema della sessualità maschile ha messo in moto un processo profondo e interessante: per una volta, invece che parole di donne sulla sessualità e la violenza come siamo abituate a sentire, si è chiesto agli uomini di esporsi, di mettersi in ascolto reciproco, di soffermarsi a pensare su corpo, desiderio e i lati oscuri di questi, di assumere il punto di vista di altri uomini, anche in disaccordo con le loro parole, facendosi portavoce del loro sesso. Nulla di accademico, ideologico, teorico: una proposta di parola e fisica, (salire su un palco di fronte al pubblico è qualcosa di molto forte e coinvolgente), che muove emozioni inedite e conduce a scoperte inaspettate.
Con la prima rappresentazione nel 2013, costruita nella gioia dell’incontro con l’autore teatrale Malcotti, non avevo colto la portata potenziale della proposta di teatro sociale per uomini: creare un copione dal libro, non inventando nulla ma attingendo da esso per le risposte più incisive ed emozionanti era ciò che doveva essere fatto. Era l’evoluzione necessaria di un percorso di relazione che prendeva il largo, verso approdi inediti. Ho capito che il libro è la restituzione scritta senza mediazione delle risposte e la piece è il suo lato fisico, l’acting out materiale del flusso emotivo che il testo offre, il corpo dell’emotività che le parole scritte sono impossibilitate a fisicizzare.
Si è realizzato qualcosa che in Italia non era mai accaduto: uomini comuni, la cui maggioranza non fa teatro e non si è mai rapportata con il lavoro di una femminista hanno coinvolto, oltre a loro stessi, altri uomini, le loro famiglie, pezzi di collettività della quale fanno parte. Una pratica femminista diventata esportabile e replicabile anche per l’altro sesso. Più difficile, ma importante perché se non si affrontano questi temi a scuola le giovani generazioni di uomini raramente vengono in contatto con il pensiero femminista, è il percorso dell’analogo progetto Manutenzioni-Uomini a nudo young , partito nel 2018 dall’elaborazione dei materiali del libro Crescere uomini-le parole dei ragazzi su sessualità, pornografia, sessismo, per ora realizzato in due sole scuole di due città.
Se è vero che la politica è tale se comprende, e si nutre, della relazione con i corpi allora Manutenzioni-Uomini a nudo è il frutto politico di questo intreccio, che continua da ben 9 anni. Uscire dal silenzio maschile, dalla tradizionale reticenza degli uomini a confrontarsi con le emozioni e l’empatia con l’altra da sè, con la tentazione di svicolare dagli oneri che la relazione e il dialogo chiedono, questo e molto altro significa la scelta di far parte del progetto della piece, che si può raccontare anche così: “La vita è al 90% manutenzione. Occuparsi di sé, del mondo, delle persone che si amano. La politica, fare politica per le donne che hanno scelto di dirsi femministe è stato anche questo: manutenzione. Perché prima della rivoluzione, durante, dopo bisogna rassettare per trovare agio, spazio e benessere. Così, nella manutenzione, c’è anche l’ascolto.
Perché le parole, quelle sussurrate come quelle urlate, non valgono nulla se non c’è chi le ascolta, e le raccoglie. Il primo passo per fermare la violenza è riconoscerla, e prima ancora serve alzare gli occhi, guardare chi abbiamo di fronte e ravvisare la reciproca umanità. Chiedendo a degli uomini sconosciuti un gesto di relazione, di contatto, nel rispondere a delle domande su di loro qualcosa è successo. Le loro parole sono diventate un libro e anche un atto unico in un teatro, per esempio.
Aspettiamo. La manutenzione continua.”